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spaziozero

15 luglio 2008
Il sogno incompiuto di LEaf
III parte

LEaf era divenuto ancora più piccolo però in un mondo dove gli 'altri' erano ancora più piccoli di lui e quindi era enorme.
Tra l'altro aveva sintetizzato in sè alcuni elementi di amici e conoscenti.
Intanto aveva i baffi, una pancia tonda a balcone e il naso lunghissimo, orecchie pendule, occhi talmente sporgenti da poterli ruotare tutt'intorno senza nemmeno doversi prendere le briga di muovere i piedi che per altro erano lunghissimi e pesanti: solo lo spostamento di una gamba aveva creato vortici d'aria che avevano distrutto un intera famiglia di sgurtz
Lui non sapeva cosa fossero; ma in quattro e quattr'otto, annichilendone la civiltà, aveva deciso che, dalle facce e dai discorsi appena abbozzati, essi solo così avrebbero potuto essere ribattezzati.
Insomma era un dio
grosso, nervoso, violento, onniveggente.
In breve, decise di svegliarsi.
L'esperienza del sogno, le ammaccatture lasciate da MArone e l'ora tarda lo fecero decidere di tornare alla baracca.
Lo zio, che n realtà era suo cugino, era andato via. Sul tavolo era rimasta una scodella (piccola neh!) con un liquido marrone e denso che la sua voce femminile diceva nutriente.
Questa voce lui la sentiva sempre, come una specie di rimbombo nelle orecchie, ma non aveva mai capito da dove venisse. Sapeva solo che aveva un timbro femminile.
Vedeva gli zzii coi baffi, con le cravatte con i fiori, con le scarpe con le ghette con i lacci e con i forellini sul cuoio a forma di stellina e dentro ci vedeva della tela traspirante e dentro intravedeva i calxzini e a volte erano bucati ci vedeva l'epidermide che a volte aveva arrossature proprio sulle dita e sui talloni e a volte ci si avvicinava talmente tanto da non sentirne nemmeno gli odori e a volte tutto questo vedere in un piede lo travolgeva, lo urtava, lo mandava per aria e così si ritrovava a chilometri di altezza a guardare, attaccato ad un lamapadar che alla lunga nemmeno scottava più.
Vedeva paesaggi fatti di tovaglie - pavimenti - incrostazioni - caffettiere ammuffite - polvere - pulviscoli e acari in grandissime quantità, in volo, per terra sui muri dove lo zolfo ammorbava l'aria-ma tanto il piccolissimo bastardo non faceva caso agli odori, avendoli già sentiti tutti e in tutti i modi e riconoscendo che potevano distrarlo dall visioni ravvicinate.
(...)
Poi il sogno lo fece planare in giardino dove LEaf finalmente scopre le foglie; s'illude per un periodo abbastanza lungo che queste possono soddifare il suo modesto desiderio di sapere; Cerca di sistemarcivisi; scopre che invece ad un certo punto, scomparsa l'immonda zuppa dal tavolo cominciano a crescergli le gambe.
Non riesce più a vedere i microamici che si è fatto, non li sente più ma li calpesta in grande copia.
Insomma LEaf è il solito stronzo anche se non meno fidipù di altri.
Il pregio che aveva era un difetto; ma nel breve periodo che egli visse in questo difetto, egli vide cose che gli altri non vedevano.
Guaritone e svegliandosi non si scopre identico o peggiore degli altri
semplicemente...



permalink | inviato da spaziozero il 15/7/2008 alle 12:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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