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spaziozero

15 luglio 2008
TRENITALIA
pochi giorni fa, giovedì.

salgo sul treno diretto non so dove, tanto devo percorrere 12 kilometri.
entro, si chiudono le porte e si spengono le luci.
non mi preoccupo e parlo al telefono.
arrivo a destinazione e le porte non si aprono, ma solo nel vagone dove sono io. vedo gli altri scendere e io non posso.
non sono sola, c'è anche un tale magro e vestito di bianco, nervoso.  le porte non si aprono e io inizio a preoccuparmi. lo guardo e di rimando mi ritrovo la sua mano sul culo mentre mi fa l'occhiolino.
merda, sono chiusa in questo vagone con un maniaco.
vado avanti e indietro per scappare dall'uomo, omuncolo, e cerco una via di uscita, niente da fare.
neanche una parola, la bestia travestita da omuncolo torna e cerca di infilarmi le mani dentro i pantaloni. mi divincolo, lo spingo e gli tiro la borsa in faccia.
ritorna, mi indica il bagno aperto e mi dice: tanto siamo chiusi qui, soli, vieni a farmi un lavoretto.
grido, lo insulto, continuo a gridare, gli ordino di aprire la porta.
niente da fare. sono le nove passate ma c'è ancora luce.
il treno riparte.
tiro il freno a mano, la sicura salta e si infila tra i capelli, il tipo è dietro di me.
vado nel vagone successivo e faccio la stessa cosa.
niente.
e la bestia continua, stavolta cerca di togliermi la maglia. stessa scena: grido, gli mollo un calcio. si allontana. nel frattempo sento che mi dice: tanto è inutile, siamo chiusi qui da soli, non c'è altro da fare. e cerca di portarmi nel solito bagno.
non ci riesce.
il treno va. cerco di attirare l'attenzione di un ragazzo seduto nel vagone in fianco che sta ascoltando musica e fissa nel vuoto. non mi vede e non mi sente.
ancora il tipo addosso. stavolta tutto, non solo le mani. ne sento anche l'odore. di nuovo lo spingo.
di nuovo addosso con più forza. non riesco ad allontanarlo, urlo.
il treno ferma non so dove. il tipo se ne va.
resto ferma.
vedo la bestia sui binari. è sceso e non so come. lo guardo.
mi indica la porta da dove è uscito, sento il fischio del capotreno e corro. corro.
riesco a scendere in una stazione mai vista, deserta, un binario, niente luci. tre albanesi che mangiano salame seduti sugli scalini.
grido al capotreno di fermarsi, gli corro incontro dicendo tutte le parolacce che so. sono tutti ai finestrini a guardarmi. il tipo mi tira per un braccio. lo spingo e vado dall'uomo in divisa che mi dice: è colpa sua, lei ha sbagliato a salire sul vagone morto. doveva leggere il foglio messo in fondo all'ultimo vagone.
'non ho visto nessun foglio e le porte erano aperte, sono salita per quello.
'le ripeto è colpa sua, NON doveva salire. sono vagoni da restaurare, vuole che me li metta in tasca? li devo trasportare insieme al treno', mi dice
non pensa di essere mai stata più arrabbiata di così.
'sa dove se li deve mettere i vagoni? NEL CULOOOO.' non so gridare, ma questa volta la voce esce.
lui se ne va, il treno parte di nuovo e sento la voce di uno dei ragazzi che mangiano il salame che mi dice: 'tu sali, no treni dopo. tu vai.'
li guardo e il treno è andato.
scopro di essere in una stazione fantasma, non c'è niente, non passano altri treni per almeno altre tre ore.
cerco qualcuno che sappia, gli albanesi mi indicano un bar. attraverso i binari ed entro. dietro di me la bestia.
scopro di essere in un paese mai sentito prima. niente collegamenti, solo taxi. ne chiamo uno al telefono. sta mangiando con sua moglie, c'è la festa di paese e può arrivare solo dopo un'ora. il mio telefono è scarico. lo aspetto. nel bar solo uomini, giocano al video poker e a carte. mi guardano tutti, l'unica femmina. il barista è perplesso, gli chiedo una cosa da bere, ma forte. mi prepara uno spriz e ci mette del gin. gli racconto la storia e vedo di nuovo la bestia di fronte a me che continua a farmi l'occhiolino e mi propone di pagare la corsa in taxi in cambio di un servizietto. lo dice ad alta voce. gli rispondo di andare a cercare una prostituta. non me. lo insulto di nuovo. il barista aggiunge gin al mio spriz. bevo. esco a guardare se è arrivato il taxi, altro gin.
e bevo.

il barista è gentile. il porco del treno mi dice che sta per arrivare sua sorella e mi da un passaggio fino a casa, sempre in cambio di un...e mima il gesto. il barista lo insulta, lo caccia e finalmente se ne va, non senza dirmi: ci rivediamo presto amore mio.
non ho sentito nulla, non ne posso più. voglio arrivare a casa, voglio abbracciare il barista.
mi sembra un incubo.

quando arriva il taxi sono ubriaca, troppo gin. mentre guida io gli racconto quello che è successo, gli racconto anche di quella volta che a 15 anni qualcuno mi ha trascinata nei giardini dietro casa mentre andavo a messa e mi ha messo le mani addosso, di quello di fronte alla scuola che mi ha buttato giù dalla bicicletta e mi ha strappato i vestiti. del prete, dell'insegnante di religione, del relatore, di un altro trovato sempre in treno.
e piango.
piango e mi faccio pena da sola, come se mi stessi commuovendo per qualcun altro. gli dico addirittura che è meglio sia successo a me perchè un'altra magari sarebbe rimasta impietrita e la bestia avrebbe potuto approfittarne.
piango e arrivo a casa.



permalink | inviato da spaziozero il 15/7/2008 alle 19:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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